Il riallestimento

Vittoria alata / Il riallestimento

Il nuovo allestimento della cella orientale del Capitolium firmato da Juan Navarro Baldeweg

 

Quasi duecento anni dopo il suo ritrovamento, la Vittoria Alata ritorna nel Tempio Capitolino di Brescia in uno spazio concepito specificamente per valorizzarne le straordinarie qualità estetiche. Con il suo intervento, Juan Navarro Baldeweg completa il lavoro dei grandi archeologi e architetti che avevano scoperto e ricostruito il Capitolium, proseguendo idealmente l’opera di Rodolfo Vantini autore della bella sistemazione del lapidario nella cella centrale. Uno stesso spirito di affinità con l’architettura romana si manifesta nella scelta di materiali perenni: nel rivestimento in mattoni e malta che evoca i muri esterni della cella, nel pavimento in terrazzo che ricorda l’antico, nel basamento cilindrico in marmo di Botticino che richiama fusti di colonne. Allo stesso tempo, l’architetto introduce elementi di evidente discontinuità con lo spirito neoclassico che aveva animato la ricostruzione ottocentesca: rompe la simmetria nel collocare la Vittoria sulla diagonale, introduce l’elemento singolare della lampada-luna concepita come oggetto poetico prima che tecnologico, esibisce le cornici in bronzo in una composizione insieme astratta e monumentale.

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Soprattutto, Navarro Baldeweg ci invita ad una fruizione dinamica dello spazio nella visione della statua. Si entra lateralmente nella cella, e si scopre la statua in posizione rialzata nella visione diagonale: la Vittoria ci domina con lo sguardo, ed è lei che sembra osservarci. Non ci troviamo, quindi, di fronte ad un tradizionale allestimento museale dove siamo semplici osservatori di un oggetto artistico. Siamo in presenza di una figura che ci invita ad un dialogo. Girando attorno alla statua per osservarla più da vicino, si scopre solo in un secondo momento la parete sinistra della cella, alla quale giravamo le spalle nell’entrare: solo allora si scoprono la lunga vetrina e la composizione geometrica delle cornici in bronzo che evoca in una specie di astratto ready made la pittura parietale romana.

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Con questa magistrale composizione spaziale Navarro Baldeweg mette in gioco tutta la sua esperienza di architetto attento alle preesistenze storiche – come aveva dimostrato nell’esemplare realizzazione della Biblioteca Hertziana a Roma (1995-2012) – e di artista impegnato in rigorose sperimentazioni sul campo gravitazionale, sulla luce, sul corpo, sul tempo, sull’ornamento.

Per caratterizzare questo luogo, che pone in relazione la romanità del Capitolium, della Vittoria e delle cornici con la contemporaneità della nostra esperienza estetica, non appare corretto usare la parola “allestimento”, che richiama un’idea di intervento provvisorio. Meglio parlare di “installazione permanente”, perché superato il tempo della scoperta e della sorpresa che molti proveranno di fronte a questo modo radicalmente nuovo di esibire la Vittoria alata, a poco a poco crescerà il sentimento che questo luogo magico esista da sempre, e come tale debba quindi durare nel tempo.

0. Alessandra Chemollo_Vittoria Alata (1)

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