Il restauro

Vittoria alata / Il restauro

Un grande progetto di ricerca e conservazione

del Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei e Opificio delle Pietre Dure, con Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bergamo e Brescia e Regione Lombardia.

Le ragioni dell’intervento di restauro

La scelta di procedere al restauro della Vittoria Alata è nata dalla constatazione che la struttura di sostegno della statua e il relativo riempimento, installati nell’Ottocento, non erano più in grado di svolgere la loro funzione in assoluta sicurezza dal punto di vista statico. Inoltre, la natura organica dei materiali del riempimento e il loro inarrestabile processo di invecchiamento rappresentavano un ulteriore fattore di rischio chimico-fisico per la conservazione dell’opera.


Comune di Brescia, Fondazione, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia e Opificio delle Pietre Dure, visto il comune obiettivo di ricerca intorno alla Vittoria Alata e data l’esigenza di intraprendere un percorso organico di conservazione sulla statua, hanno quindi siglato un protocollo d’intesa e dato avvio al progetto.


La-Vittoria-Alata-prima-dell'intervento-di-restauro
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Gli studi preliminari e il trasferimento a Firenze

L’intervento di restauro è stato preceduto da una serie di sopralluoghi a Brescia, il primo dei quali nel marzo 2017, a cui sono seguiti studi mirati per acquisire ogni possibile dato utile a migliorare la conoscenza dello stato conservativo della statua e a programmare le linee principali delle attività.

Video © Nicola Zambelli

Il trasferimento all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, avvenuto nel luglio 2018, ha dato avvio a un complesso intervento di restauro e di ricerca che ha coinvolto quasi trenta professionisti: restauratori, archeologi, esperti scientifici e altri specialisti sono stati impegnati nelle attività di conoscenza e di conservazione della Vittoria Alata.

Video © Nicola Zambelli

 

Restauro Vittoria Alata - Preparazione per il trasferimento a Firenze

Restauro Vittoria Alata - Arrivo all'Opificio di FirenzeImmagini © Renato Corsini

La rimozione del riempimento ottocentesco

Una delle prime attività intraprese è stata l’asportazione dei materiali inseriti all’interno della statua. La struttura metallica e il riempimento, introdotti già nell’Ottocento e ritenuti idonei all’epoca, potevano costituire, alla luce delle attuali conoscenze, elementi di rischio per l’opera stessa. La loro rimozione controllata ha richiesto più di sei mesi di lavoro. Le maggiori difficoltà sono state rappresentate dalla ristrettezza delle aree di accesso e di manovra all’interno della statua, dalla scarsa illuminazione e dalla necessità di dover usare appositi utensili e strumentazioni.
Sono stati così rimossi sia la struttura metallica interna a cui si agganciavano le ali e le braccia della Vittoria (circa 25 kg) sia il riempimento (circa 110-120 kg) che rendeva solidale la struttura con il corpo della statua. Questo materiale era costituito prevalentemente da pezzi di legno e frammenti di terracotta affogati in un composto a base di una resina naturale (colofonia).
Dopo quasi duecento anni dalla scoperta della Vittoria, il suo svuotamento ha permesso alle superfici interne di tornare visibili. Questo ha consentito uno studio approfondito della tecnica esecutiva della statua e un piĂą efficace monitoraggio del suo stato di conservazione.

La pulitura delle superfici

Le analisi delle superfici della statua hanno dimostrato che sul bronzo si erano accumulati e stratificati residui di prodotti estranei all’opera. Insieme alla rimozione di queste sostanze si è proceduto all’alleggerimento delle incrostazioni, talvolta ancora frammiste a materiali terrosi, e dei prodotti di alterazione della lega di rame presenti.
L’intervento di pulitura ha permesso di recuperare la sottostante superficie di tonalità scura, nella quale si alternano aree di diverse cromie che sono tipiche dei bronzi provenienti da scavi archeologici. L’azione di pulitura è stata in parte difficoltosa, date le peculiarità del modellato della statua. I profondi sottosquadri del panneggio, ad esempio, hanno talvolta favorito l’accumulo di depositi di varia natura, come grossi frammenti di gesso attribuibili ai calchi effettuati in passato sulla Vittoria Alata. Ultimata la fase di pulitura delle superfici, si è proceduto alla stesura di un idoneo protettivo, scelto in base alle caratteristiche dell’ambiente espositivo.

Le indagini scientifiche

Tra le indagini che sono state eseguite sulla statua, l’analisi dei depositi e delle incrostazioni superficiali ha supportato le operazioni di pulitura, mentre altri studi hanno cercato di fornire una conoscenza più approfondita della sua tecnologia di costruzione. L’analisi dei micro-campioni ha permesso di studiare la composizione della lega del corpo e delle ali della statua, anche attraverso la tecnica di diffrazione neutronica svolta presso il centro ISIS di Harwell (UK). Le indagini sui residui dell’antica terra di fusione rinvenuti all’interno della statua possono aiutare a caratterizzare la provenienza dell’officina bronzistica e ad acquisire informazioni sui processi di formatura.

Uno scheletro tecnologico

Grande cura e alta tecnologia sono state dedicate alla progettazione e realizzazione di un nuovo supporto interno alla statua per sorreggere le ali e le braccia, trovate staccate dal corpo centrale nel 1826 e sino a due anni fa sostenute dal dispositivo ideato nell’Ottocento.

Sulla base di analisi preliminari dei carichi e dei pesi del bronzo ad opera del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale di Sapienza Università di Roma, l’azienda Capoferri con il supporto costante dell’Opificio ha ingegnerizzato e realizzato una struttura simile a uno scheletro, frutto di un lavoro sofisticato di ingegneria, invisibile ma essenziale per assicurare la conservazione della statua e restituirla agli occhi dell’osservatore in tutto il suo splendore.

 

La conservazione preventiva

Gli studi sulla Vittoria hanno anche affrontato questioni inerenti alla conservazione preventiva dell’opera. Si tratta di quel particolare insieme azioni che si intraprendono dopo il restauro per tenere sotto controllo e limitare i potenziali fattori di rischio per l’opera, assicurandone allo stesso tempo la conservazione a lungo termine.
A partire dall’ambiente in cui è esposta, l’aula del Capitolium, dove grazie a un impianto tecnologico sarà possibile garantire il grado di umidità e la temperatura migliori per la conservazione del bronzo.

Basamento antisismico

Per garantire la conservazione della statua anche in caso di sisma, il basamento della Vittoria Alata è ancorato a una piattaforma antisismica completamente invisibile, grazie alle soluzioni architettoniche adottate.

 

Video © Nicola Zambelli

L’Opificio delle Pietre Dure

 

L’Opificio delle Pietre Dure nasce come Istituto a competenza nazionale nel 1975, dall’unione di due diverse realtà attive da tempo nel campo della produzione artistica e della conservazione delle opere d’arte a Firenze: l’antico e rinomato Opificio, fondato da Ferdinando I de’ Medici nel 1588 come manifattura di corte e trasformato in Istituto di restauro verso la fine dell’Ottocento, e il Laboratorio di restauro, sorto all’interno della Soprintendenza nel 1932, ingranditosi poi nella nuova sede della Fortezza da Basso in seguito all’alluvione di Firenze del 1966.

Il moderno Opificio, dove operano attualmente 107 persone tra storici d’arte, archeologi, restauratori, esperti scientifici, addetti di laboratorio, tecnici, impiegati, personale amministrativo ed ausiliario, riconosciuto nel 2007 quale Istituto Centrale del Ministero afferente ora alla Direzione Generale Educazione e Ricerca, svolge la sua attività in tre settori principali: la conservazione propriamente detta, tramite gli undici Settori specialistici di restauro; la ricerca, sia pura sia soprattutto applicata ai casi in corso di restauro, organizzata intorno al Laboratorio scientifico; la didattica, tramite la Scuola di Alta Formazione e di Studio, una delle tre Scuole di restauro ufficiali dello Stato.

opificiodellepietredure.it

ATTIVO DAL 1975


DAL 2007 ISTITUTO DEL MINISTERO


CONSERVAZIONE, RICERCA, DIDATTICA


107 PERSONE OPERATIVE


Laboratorio Dipinti su tela e tavola ridimensionato (1)

Un'iniziativa promossa da
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