Vittoria alata / Vittoria. Il lungo viaggio di un mito

Vittoria. Il lungo viaggio di un mito

La grande mostra sulla metamorfosi della Vittoria Alata

24.09.21 – 30.01.22

Il progetto scientifico

La statua della Vittoria alata – uno dei rari bronzi giunti integri dall’Antichità non provenienti da fondali marini, databile alla metà del I secolo d. C. – venne trovata a Brescia nel 1826, durante una campagna di indagini archeologiche straordinarie per la città, che portò anche all’apertura del primo Museo civico della città all’interno dei resti dell’antico tempio capitolino. Fu il simbolo intorno al quale si strinsero i cittadini, guidati da questo buon auspicio e carichi di aspettative per il futuro.

In occasione del primo intervento organico di restauro mai effettuato sulla statua, integrato da una estesa campagna di indagini diagnostiche effettuate con l’Opificio delle pietre Dure di Firenze, Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia dedicano una mostra al tema della Vittoria e al mito di questa divinità attraverso i secoli, indagando le sue origini e quelle della sua iconografia, la sua storia, i motivi per i quali dovette giungere a Brescia e la fortuna di cui godette fino all’età moderna e contemporanea.

La statua in bronzo della Vittoria alata è per composizione, conservazione e materiale una delle opere più importanti dell’arte romana. Si tratta di una scultura straordinaria non solamente per l’eleganza del suo gesto e la bellezza armonica delle sue forme, ma anche per la sua storia, virtuale e reale, che la porta ad essere testimone silente di un lungo viaggio, nello spazio e nel tempo, con radici profonde nel Mediterraneo antico.

Creata dall’ingegno di un artista anonimo, àncora il suo nome alla città di Brescia, dove in età romana era esposta alla vista dei cittadini, donata probabilmente da un imperatore, che con questo bronzo volle ricordare una sua impresa. La durata di questa sua prima vita – circa 400 anni – è breve se paragonata ai lunghi secoli di oblio seguiti al suo nascondimento insieme a molti altri bronzi, le cui ragioni ancora restano incerte.

Con la scoperta, nel 1826, ha inizio la sua seconda, intensissima, vita, che l’ha posta al centro della ribalta internazionale: visite illustri, riproduzioni di ogni dimensione e materiale, copie fedeli, gessi richiesti in ogni angolo del mondo. La statua diventa un brand, che ancora oggi vola.

Ripercorrere la biografia della Vittoria alata significa restituire alla città e alla cultura in genere non solamente la bellezza del bronzo e la sua immagine olografica, ma anche i diversi significati che nel tempo sono stati codificati, rinnovandoli, attraverso la temperie culturale e l’aspettativa di quanti l’hanno potuta vedere e ammirare.

Le opere esposte in mostra sono il frutto di un’alta selezione, che garantirà un panorama completo del “viaggio” della Vittoria attraverso i secoli, tramite esemplari particolarmente significativi e la presenza, reale o suggerita attraverso installazioni, di opere di varia natura ed epoca, in un percorso di forte valenza evocativa.

Gli scenari di sfondo, creati con tecnologia cross mediale, garantiranno un’esperienza unica e non riproducibile, grazie sia all’accostamento di opere e reperti sia alle loro ambientazioni, che sapranno renderle oltremodo “parlanti”.

Il clou di questo percorso sarà costituito dalla vista della statua presentata nuovamente – dopo circa 20 anni di esposizione temporanea nel museo di Santa Giulia – all’interno del Capitolium, dove fu originariamente ritrovata, con nuovi layout espositivi firmati dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg.

Il percorso espositivo

L’avvicinamento alla statua inizia attraverso la rievocazione della sua straordinaria scoperta, cercando di riproporne l’aura unendo cronaca e iconografia, a partire dal paesaggio urbano nel quale si svolse lo scavo fino alle modalità del ritrovamento del deposito dei bronzi. Questo avverrà grazie ai racconti dei protagonisti dell’impresa, ai titoli delle Gazzette di tutta Europa, evocando l’orgoglio della processione che sfilò per le vie di Brescia, la ridda di interpretazioni che seguirono alla scoperta e i commenti ammirati dei primi visitatori, inseriti nella temperie culturale e politica dei primi decenni dell’Ottocento.

A questa incredibile scoperta seguirono le prime domande, prima fra tutte quella su chi fosse il soggetto raffigurato. Vari studi hanno confermato l’identificazione con la Vittoria: la genesi di quest’immagine verrà riproposta in mostra a partire dalla cultura e dall’arte classiche, attraverso opere che intendono presentarne la nascita nel mondo greco come dea vittoria, colei che attribuisce il trionfo ai vincitori, già presente in Omero, in un arco cronologico che va dall’età arcaica all’Ellenismo.

Ma la comunità scientifica si chiese anche da dove derivava l’iconografia della Vittoria alata con scudo, domanda alla quale si risponderà attraverso un itinerario, nello spazio e nel tempo, alla ricerca dei motivi religiosi e culturali e dei modelli di questa specifica iconografia – dal trofeo sul campo di battaglia realizzato con le armi dei nemici vinti, alla personificazione del concetto della Nike.

Il bronzo bresciano, sia per la sua forma sia per il gesto che compie, è un unicum, alla cui originalità molte altre immagini di Vittoria hanno “prestato” dettagli, che vengono riproposti dal suo autore in questa statua come reminiscenze inconsce. Per dar conto di questa commistione di influenze saranno esposti i modelli che contribuirono a crearne l’originale forma: in essa si leggono infatti particolari di alcune altre statue che nel mondo antico dovevano essere ben note, al punto tale da condizionare la produzione dell’artista e la sua creatività, portandolo ad elaborare la Vittoria con lo scudo, partendo da esemplari che forse riproducevano Afrodite intenta ad ammirarsi in uno specchio.

L’ultimo dei quesiti, ma non meno importante, al quale si cercò di dare risposta, era relativo al motivo per il quale la statua era a Brescia e dove doveva essere esposta in origine. Per deduzione, dai pochi elementi attualmente disponibili si profilano diverse ipotesi, che in base all’occasione del dono, fanno supporre anche scenari urbani monumentali diversi nel quale collocarla. Nel Capitolium dell’antica Brixia, voluto da Vespasiano dopo la vittoria del suo esercito su quelli di Otone e Vitellio per il comando dell’impero? Oppure nel vecchio santuario, sotto Claudio, in occasione della vittoria sui Catti Cauci nel 41 d. C. (momento in cui compare per la prima volta una Vittoria alata in clipeo scribens sulle monete) o in occasione della sua conquista della Britannia (44 d. C.)? O ancora, sempre qui, per la celebrazione dei Vicennalia sotto Tiberio?

Dalla scoperta in poi, la statua viene restituita da Brescia al Mediterraneo e all’Europa, divenendo un must see per numerosi personaggi che la inserirono come tappa nei loro viaggi, nonché un must have per politici illustri e nazioni, che ne richiesero numerose copie. La figura che maggiormente contribuì ad esaltare il ritrovamento bresciano fu senza dubbio Napoleone III il quale, ammirata la statua alla vigilia della battaglia di Solferino, a valle del successo militare ne chiese un calco, base per la fusione di una Vittoria alata oggi al Louvre. L’imperatore acquisì definitivamente l’iconografia della Vittoria di Brescia per celebrare la propria vittoria, amplificandone la diffusione.

Ma cosa avvenne tra l’occultamento della statua nel deposito dei bronzi e il suo ritrovamento nel 1826? In alcune sezioni specifiche relative all’età compresa tra l’alto Medioevo e la piena età moderna, si presenterà, in modo evocativo, l’evoluzione dell’iconografia della Vittoria alata, nonché le variazioni semantiche che ne hanno caratterizzate le metamorfosi nel corso del tempo. Prendendo le mosse dall'eredità classica, verrà illustrato come tra Medioevo e prima età moderna si siano incrociate e accavallate, nella rappresentazione del tema della Vittoria, molteplici iconografie, quali la Fama e la Fortuna, fino ad entrare nella raffigurazione umanistica del Trionfo (specie a partire dall’opera di Francesco Petrarca). Le opere esposte daranno conto dei richiami diretti alla Colonna Traiana e all’Arco di Costantino, presenti sia nella stampa tipografica, sia nelle arti figurative; su questa base infatti s’innestano, tra XVI e XVIII secolo, nuove rielaborazioni, che saranno evocate soprattutto attraverso dipinti e incisioni.  A ciò si affianca, con il tramite della letteratura e della pubblicistica politica, l’allegoria della Vittoria, che gode di grande fortuna durante l’età napoleonica e il processo di nazionalizzazione degli stati europei del XIX secolo.

La parte conclusiva della mostra, infine, esporrà ulteriori varianti dell'iconografia della Vittoria in relazione alle celebrazioni del Risorgimento (dal Vittoriano, eretto in memoria di Vittorio Emanuele II), alla Prima Guerra Mondiale (monumenti ai Caduti), al tema dannunziano della “Vittoria monca” e del Vittoriale degli Italiani, alle posizioni ideologiche del Fascismo e al continuo richiamo alla romanità, fino ad arrivare all'interpretazione che alcuni artisti hanno dato all'idea della Vittoria  nell'età contemporanea.

Nei decenni più recenti l’immagine della statua, in modo vieppiù crescente, è stata utilizzata e anche abusata, come elemento identificativo e simbolico, sui prodotti e per i temi più svariati, dal mondo dell’associazionismo, all’industria automobilistica, alle onorificenze, dando luogo a una gemmazione di vittorie che ne hanno ribadito un significato sempre reinterpretato e risemantizzato, sino a diventare anche banale.

Ai visitatori verrà proposta anche questa declinazione dell’immagine della Vittoria Alata, una “tempesta” di vittorie e di significati, differenti per supporto, dimensioni e qualità.

Il percorso della mostra nel suo insieme avrà tuttavia contribuito al consolidamento di una nuova consapevolezza in merito al mito della Vittoria, su basi storiche, culturali, artistiche e letterarie che garantiranno ai visitatori la possibilità di un nuovo sguardo sul bronzo bresciano, arricchito e più profondo.

Con queste “nuove lenti” i visitatori saranno invitati ad andare al Capitolium per ammirare, con occhi e animo differenti, l’originale Vittoria alata di Brescia, una nuova Vittoria.

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